God Of War Wiki
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Non temere, sono molto brava a insegnare... IL RISPETTO!

–Megera

Megera è una delle tre componenti, assieme alle sue sorelle Aletto e Tisifone, delle terribili Furie. Come Furia della Carne, il ruolo di Megera è quello di presiedere e di mettere in atto orribili ed mutilanti torture corporali su tutti coloro che hanno osato rompere un patto di sangue, macchiandosi così del crimine di spergiuro. All'interno delle tetre ed innaturali mura della sua prigione, la Furia della Carne spezza e corrompe sia il fisico che la mente delle sue vittime, in un'agonia destinata a durare per tutta l'eternità.

All'interno della saga di God of War, appare soltanto in God of War: Ascension dove ricopre il ruolo di una delle tre antagoniste principali.

Serie di God of War[]

L'Ira dei Primordiali e nascita[]

In un'era antecedente i Titani, prima degli Dei dell'Olimpo, divampò una violenta battaglia...l'ira delle Divinità Primordiali...le creature che plasmarono la Terra.

–Gaia

Ourea ferisce gravemente Nemesi, colpendola al volto. In questo modo, il sangue e le carni della Primordiale della Giustizia finiscono nelle acque del mare.

Poco tempo dopo la loro nascita, tra i potenti Primordiali scoppiò una furiosa guerra, mossa dal desiderio di alcuni di riuscire a conquistare il potere e regnare così sui propri simili. Questo furioso conflitto andò ad intensificarsi tra quattro di queste antiche divinità: Urano e Talassa, e Ourea e Nemesi.

Con la morte di Talassa, per mano di Urano, vennero a formarsi tutte le masse d'acqua che ricoprirono la superficie della Terra. Quando però Ourea ferì gravemente Nemesi al viso, le carni e il sangue della primordiale della giustizia finirono nelle acque del mare appena formatosi. Qui, gli umori cominciarono a mutare e uniti a tutti quei primi mali, alla collera e alla sete di guerra scaturita da quell'antico scontro, portarono alla nascita di Megera e delle sue sorelle.

La nascita delle Furie, che emergono dal caos generato dalla battaglia tra i Primordiali.

E da questa collera, da questa sete di guerra, emersero le Furie.

–Gaia

Secondogenita delle Furie ad emergere dalla furia dei Protogenoi, Megera si unì ben presto alle sue sorelle, accettando così il ruolo che il mondo aveva affidato loro.

Ne Titani, ne Dei. Ne mortali, ne spettri. Le Furie non avevano vincoli, in quanto Custodi dell'onore. Esecutrici del castigo. Flagello dei traditori.

–Gaia

Andando a costituire una razza a sé, le tre sorelle erano prive di qualsiasi vincolo di sangue o di fedeltà nei confronti di qualunque altra razza divina presente sulla Terra. Ciò permise loro di andare a ricoprire il ruolo di imparziali guardiane dell'onore ed esecutrici del castigo nel caso in cui questo venga sporcato.

Non si conoscono le azioni di Megera e delle due sorelle durante il regno di Urano, e (dopo la sua detronizzazione) durante quello di suo figlio Crono, ma è probabile che le tre decisero di restare in disparte ed osservare gli eventi che avrebbero portato alla caduta dei Titani e all'ascesa al potere degli Olimpici.

L'ascesa degli Dei dell'Olimpo e il patto di Briareo[]

Poseidone, Ade e Zeus vittoriosi alla fine della Grande Guerra.

Quando Zeus salì al potere, scoprì che le sorelle non rappresentavano una minaccia.

–Gaia

Dopo aver salvato i suoi fratelli dal ventre del padre, Zeus decise di muovere guerra ai propri genitori per punirli e detronizzarli, conquistando così il dominio su tutto il creato.

Il Centimane, imprigionato negli abissi del Tartaro.

Le Furie impartivano il proprio castigo soltanto a chi ritenevano colpevole. E il primo di questi traditori fu il centimane Briareo.

–Gaia

Per aumentare le probabilità di vittoria sue e dei suoi fratelli, il Dio del Tuono decise di liberare il centimane Briareo dagli abissi del Tartaro; luogo dove era stato rinchiuso insieme ai suoi fratelli (Cotto e Gige) dal padre Urano; poichè questi fu disgustato dal loro aspetto e timoroso della loro tremenda forza. Fu così che tra i due venne stretto il primo patto di sangue nella storia del mondo: il futuro Re degli Dei avrebbe liberato l'ecatonchiro dalla sua prigionia se questi gli avesse promesso la sua eterna obbedienza e aiuto durante la guerra che stava per scoppiare.

Briareo infrange il suo vincolo di sangue con Zeus, per poter così partire e liberare Cotto e Gige dalla loro prigionia.

Quando il mostro strinse un patto di sangue con Zeus, salvo poi tradire il re degli Dei, le Furie non esitarono ad intervenire.

–Gaia

Grazie all'aiuto del mostro, gli Olimpici furono in grado di sconfiggere i possenti Titani e a rinchiuderli nelle profonde oscurità degli Inferi. Conclusa la Titanomachia, però, Briareo decise di infrangere il vincolo contratto con Zeus; molto probabilmente per avere così la possibilità di liberare i suoi due fratelli e assieme a loro conquistare il mondo, che apparteneva a loro per diritto di nascita. Avvertito lo spergiuro perpetrato dal centimane, Megera e le sue sorelle non esitarono ad entrare in azione.

Avvertito lo spergiuro di Briareo, le Furie non esitano ad entrare in azione.

Le sorelle non diedero tregua a Briareo, e dopo averlo catturato, lo torturarono senza pietà.

–Gaia

Dietro indicazioni del sovrano dei Cieli, le Furie cominciarono a dare la caccia a Briareo, e una volta raggiunto lo torturarono senza pietà per punizione dello spergiuro commesso. Ridotto all'immobilità il mostro, le sorelle decisero che la morte era una punizione troppo clemente per il suo tradimento, così decretarono di fare del centimane un esempio per tutti coloro che in futuro avessero anche solo pensato di rompere una promessa o un patto di sangue.

Vittima di orribili torture e mutilazioni, il centimane Briareo viene lentamente trasformato nella Prigione dei Dannati, per volere delle Furie.

Il primo ad infrangere un patto di sangue. Le Furie lo torturarono, tramutandone il corpo in questa oscura prigione.

–Murale nella Prigione dei Dannati, che spiega il triste fato toccato a Briareo.

Nei secoli successivi la cattura, Briareo fu orribilmente torturato: il suo corpo venne mutilato, intere sezioni e organi del suo fisico vennero rimosse o modificate, celle e macchinari di tortura vennero scavati nella sua carne e lentamente venne trasformato nella Prigione dei Dannati. E poco dopo il suo completamento, venne ben presto rinchiuso al suo interno il primo mortale che decise di infrangere un vincolo di sangue con una divinità.

L'arrivo di Ares[]

Un tempo erano giuste. Severe, ma giuste. Dev'essere colpa di Ares, immagino.

–Lo Scriba del Centimane

Negli anni successivi, le Furie testimoniarono e imposero gli innumerevoli patti che i mortali cominciarono a stringere tra loro e/o con le divinità olimpiche, e ad imprigionare e torturare tutti coloro che invece venivano meno alla parola data. Tra questi vi fu anche il vincolo che il grande architetto siceliota Archimede strinse con il Dio dell'Illuminazione Apollo, quando promise che avrebbe costruito in suo onore un'enorme statua nel luogo di nascita del Dio: l'arcipelago di Delo. Fu sempre in questi anni che Megera cominciò ad usare i terribili parassiti, che era in grado di generare dal petto, durante le orrende e mutilanti punizioni corporali a cui sottoponeva i prigionieri del Centimane.

Nella speranza di poter creare il guerriero perfetto, Ares entra in contatto con Megera e le altre Furie.

Quando l'ambizione e la sete di potere di Ares cominciarono a mutare in pura follia ed ira, nei confronti del regno di suo padre e del resto dei suoi familiari (andando così ad alimentare l'infame ciclo di violenza, che da tempi remoti affliggeva la stirpe di Urano), il Dio della Guerra iniziò a tramare la disfatta degli Olimpici. il Dio del Massacro tentò di usare la profezia del Guerriero Marchiato a proprio vantaggio; ma per riuscirvi aveva bisogno di una sola cosa: il soldato perfetto. Un guerriero capace, da solo, di radere al suolo l'intero Monte Olimpo.

Nella speranza di poter concepire egli stesso un tale individuo; il Dio del Massacro entrò in contatto con le Furie. Col tempo, egli riuscì a corrompere le sorelle, facendogli sposare il suo folle piano di distruzione e conquista. Dopo aver portato le tre dalla sua parte, Ares, sempre più ebbro di potere e follia, si unì alla sorella di Megera, Aletto, nella speranza che l'unione di un Dio e di una Furia potesse portare alla nascita dell'essere di cui il Dio del Massacro aveva un disperato bisogno. Da tale unione nacque Orkos, che ben presto, però, si rivelò essere una delusione agli occhi del genitore e che per questo venne abbandonato a se stesso. Nonostante ciò l'alleanza formata tra il Dio della Guerra e le Furie rimase, così come i loro diabolici intenti.

Sono nato dall'unione del Dio della Guerra con la Regina delle Furie. Ebbro d'ira e di follia, Ares sperava di concepire il guerriero perfetto. Ma non ho fatto che deluderlo.

–Orkos

Vedendo del potenziale in Orkos, Megera e le altre Furie decidono di affidargli il compito di Custode dei Patti.

Vedendo dell'utilità nel giovane semidio, Megera e le sue sorelle decisero di salvarlo, divenendone così le madri, e di affidargli il gravoso incarico di Custode dei Patti, con anche il compito di farli anche rispettare. Vincoli (sotto forma di brillanti pietre color ambra) che il semidio avrebbe dovuto conservare sul proprio corpo; azione che non solo provocava un enorme dolore al neo-custode ma ne affliggeva poi anche il corpo, lasciando orribili incavi e piaghe nei punti dove prima si trovavano le varie gemme. Tale era la mansione affidatagli che le Furie obbligarono anche lo stesso Orkos a compiere un giuramento sulla sua nuova funzione, vincolo che si convertì (come tutti i giuramenti testimoniati dalle tre sorelle) e si materializzò sotto forma di una grossa pietra color ambra.

Megera e le sue sorelle cominciano ad innestare le varie Pietre del Giuramento nel corpo di Orkos, cosicché egli le custodisca, provocandogli però nel frattempo un indicibile dolore.

Mi salvarono le mie madri, con il compito di far rispettare i patti.

–Orkos

E fu così che Orkos iniziò a servire Megera e il resto delle sue madri, portando a termine fedelmente il loro volere, custodendo e facendo rispettare i vari vincoli di sangue contratti dai mortali; ignaro però delle vere motivazioni che spingevano le azioni dei suoi genitori.

Il patto di Kratos[]

Nel corso degli anni, Il Dio del Massacro cominciò ad osservare con interesse il giovane mortale Kratos. Vedendo nel semplice guerriero spartano le caratteristiche di un Dio, Ares decise di trasformarlo nell'arma definitiva di cui aveva bisogno.

Con la complicità di Tisifone e delle altre Furie, Ares comincia a mettere in atto il suo piano per scuotere le fondamenta stessa dell'Olimpo, con lo scopo di soggiogare e regnare poi sugli Dei stessi.

Ares ti ha creato con lo scopo di radere al suolo l'Olimpo!

–Orkos rivela la verità a Kratos

Fu così che il folle Dio della Guerra cominciò segretamente a condizionare la vita dello spartano. Inizialmente gli fece prendere parte ad una delle tante scommesse tra gli Dei. L'obiettivo di questa nuova contesa divina era quello di scegliere un mortale e di obbligarlo a intraprendere un viaggio per riuscire ad ottenere la magica ambrosia del Dio Asclepio. Kratos, divenuto perciò il campione scelto da Ares, riuscì a vincere la sfida e a tornare trionfante a Sparta, dove fu nominato capitano. Da quel momento in poi, la vita dello spartano fu segnata.

Qualche anno dopo, raggiunta ormai la fama di guerriero micidiale, Kratos si lanciò insieme al suo esercito contro un'ondata di spietati barbari (guidati dal giovane re Alrik) che si stava ammassando ad est di Sparta, per volere di Ade, che voleva vendicarsi di Ares e del suo campione per la sconfitta subita. La battaglia fu breve e spietata: la disciplina dei soldati spartani fu quasi del tutto inutile contro la brutalità dei barbari.

Per suggellare il patto di Kratos ed averlo del tutto in pugno, Ares e le Furie ideano tre prove di sangue.

Disteso ed inerme, sopra una pila di cadaveri spartani, Kratos stava per essere finito dal re barbaro; quando, in un disperato tentativo di salvare se stesso ed assicurarsi la vittoria, invocò l'aiuto del suo signore: il Dio della Guerra. Conscio che lo spartano avrebbe implorato la sua protezione, Ares aveva già escogitato insieme a Megera e le altre Furie tre orribili prove di sangue con le quali suggellare il vincolo di Kratos ed averlo del tutto in pugno: versare il sangue dei nemici, il sangue degli innocenti e il sangue della sua famiglia.

La morte di Alrik, per mano di Kratos da poco armato con le Spade del Caos, suggella la prima parte del patto dello spartano.

Quando il Dio del Massacro salvò il suo discepolo dai barbari e gli consegnò le Spade del Caos, Kratos le utilizzò per decapitare Alrik, portando quindi a termine il primo tributo di sangue del suo patto. Negli anni di servitù che seguirono, Kratos e il suo esercito continuarono la loro incessante marcia di morte e distruzione per conto del Dio della Guerra. Durante questo periodo, molti furono gli innocenti che furono assassinati dallo spartano, facendogli compiere così anche la seconda prova del suo vincolo.

Per tenerti del tutto in pugno, Ares e le mie madri idearono tre prove di sangue: versare il sangue dei nemici, il sangue degli innocenti e il sangue della tua famig...

–Orkos

Massacrando vite innocenti, seguendo lo spietato volere di Ares, Kratos compie anche la seconda prova del suo vincolo.

Quando infine il Pugno di Ares portò a termine il sacrificio ultimo, trucidando la propria famiglia in un inganno sortito dal folle Dio della Guerra, il vincolo tra lo spartano ed Ares era ormai completo e il sentiero verso il piano per la distruzione dell'Olimpo fu libero. Sfortunatamente per il Dio del Massacro, dopo la morte di Lysandra e Calliope, Kratos decise di rifuggire il vincolo che lo legava alla pazza divinità e per questo le Furie cominciarono a dargli la caccia per riuscire a riportarlo al servizio del Dio della Guerra.

La mattanza di Lysandra e Calliope, compiuta con le sue stesse mani, suggella anche l'ultima e più crudele prova del patto di Kratos con Ares.

Il tradimento di Orkos[]

Poi sei arrivato tu, Kratos. L'ultima prova del tuo vincolo mi ha fatto dubitare delle azioni della mia famiglia.

–Orkos

L'ingiusto patto di Kratos fa sorgere dubbi in Orkos sulle azioni delle Furie.

Sconcertato e confuso delle azioni della propria famiglia, Orkos decise di cercare risposte rivolgendosi ad Aletheia, l'Oracolo di Delfi. Fu proprio la divinatrice a rivelare al Custode dei Patti il complotto di Ares ai danni di Zeus, e del fatto che la sua stessa nascita non fosse stato altro che un primo tentativo per riuscire a portare la distruzione del regno degli Olimpici.

Inizialmente incredulo sulla tanta crudeltà e follia dei suoi stessi genitori, Orkos si dimostrò scettico delle rivelazioni dell'oracolo; anche se ben presto realizzò che sue le parole corrispondevano alla realtà. La rivelazione sulla volontà di Ares di rovesciare Zeus per regnare egli stesso sull'Olimpo, unì Orkos e Aletheia, che ben presto divennero amanti.

Dopo aver scoperto il tentativo di Orkos e Aletheia di avvisare Zeus e gli altri Olimpici dei suoi piani, Ares manda Megera e le altre Furie a fermare i due amanti.

Io e Aletheia volevamo avvisare Zeus, ma quando Ares lo scoprì ci fece inseguire dalle mie madri. Loro hanno... strappato gli occhi alla mia amata. Il suo tempio è diventato una prigione.

–Orkos

Decisi ad avvertire Zeus e il resto degli Olimpici del rischio rappresentato da Ares e delle sue macchinazioni, i due si diressero verso l'Olimpo. Sfortunatamente per Orkos e la sua amante, il Dio della Guerra scoprì ben presto il loro piano. Timoroso che le loro parole avrebbero potuto condannarlo e distruggere le sue trame di conquista, il Dio delle Guerra mandò le Furie a caccia dei due. Le tre, dopo aver rapito Orkos e averlo riportato al Centimane, immobilizzarono Aletheia e senza alcuna pietà strapparono gli Occhi della Verità all'indifesa divinatrice, relegandola poi all'interno del tempio di Delfi.

Le Furie rapiscono Orkos per ricondurlo, prigioniero, al Centimane.

Per evitare che qualcun altro potesse scoprire il loro complotto, Ares ordinò alle Furie di nascondere gli Occhi della Verità. Le sorelle decisero di affidare il compito ai loro nuovi alleati, i fratelli siamesi Castore e Polluce, in cambio i due sarebbero divenuti i carcerieri di Aletheia e signori incontrastati del tempio delfico.

Ares e le mie madri sapevano che nascondendo gli Occhi della Verità, nessuno avrebbe potuto scoprire il complotto. E molto presto, avrebbero... regnato sugli Dei stessi.

–Orkos

Megera e le sue sorelle strappano gli Occhi della Verità all'Oracolo Aletheia, assicurandosi così che nessun altro possa scoprire il complotto ordito da loro e da Ares.

I Dioscuri decisero quindi di nascondere gli occhi all'interno della grande lanterna, nella statua di Apollo a Delo. Ciò causò uno scontro con il siceliota Archimede e portò alla distruzione della statua stessa. Preso dallo sconforto, l'architetto si rimise subito al lavoro per ricostruire il suo sontuoso tributo ad Apollo, e per Megera e le sue sorelle fu proprio questa l'occasione ideale per instillare nel poveruomo la loro venefica follia, portando Archimede a creare una insidiosa trappola per rendere ancora più difficile il riuscire a raggiungere gli occhi: la Sfida di Archimede.

Per molto tempo le Furie torturarono lo sventurato Custode, per punirlo del suo tradimento nei loro confronti e per il suo tentativo di rivelare al Padre dell'Olimpo i loro piani. Ma grazie alla sua abilità di poter creare dei cloni d'ombra di se stesso, ben presto Orkos riuscì a sfuggire dalla prigionia impostagli da Megera e le altre Furie.

Mi sento precipitare nella loro follia... Ares ha chiesto consiglio ad Aletto. Non hanno pietà del loro stesso figlio... i lamenti di Orkos echeggiano nella mia stanza.

–Un appunto dello Scriba del Centimane

La caccia a Kratos[]

Nel tentativo di stanare e condurre da loro il Fantasma di Sparta, le Furie creano un'illusione della moglie di Kratos, Lysandra, e della loro casa a Sparta.

Lasciato perdere il figlio, Megera e le sue sorelle decisero di concentrarsi sull'unica cosa che davvero era importante per il loro folle piano di conquista: riportare Kratos al servizio del Ares.

La collera delle sorelle non conosce pietà. Cercano un guerriero dalla pelle bianca. Il Pugno di Ares dev'essere riconsegnato al suo proprietario. Il patto va rispettato.

–Un appunto dello Scriba del Centimane

Fu così che le tre partirono alla volta dell'ormai deserto villaggio di Cirra, luogo dove il Fantasma di Sparta aveva trovato rifugio dopo l'assassinio della propria famiglia. Le sorelle tentarono di stanare e condurre da loro lo spartano, attraverso le subdole illusioni di Tisifone, ma il guerriero venne salvato da Orkos (che gli consegnò degli oggetti in grado di allontanare dalla sua mente gli inganni delle Furie) che poi riuscì ad attirare lontano le tre, permettendo così a Kratos d'intraprendere il viaggio verso Delfi in relativa sicurezza (anche se ormai l'esercito delle Furie infestava l'intero villaggio).

Megera e le sue sorelle ben presto, però, riuscirono a rintracciare il Pugno di Ares e raggiungerlo quando oramai questi era arrivato a Delo e alla grande statua costruita da Archimede. Dapprima, solo Aletto attaccò lo spartano (sotto le sembianze di un enorme mostro marino), ma quando il Fantasma di Sparta s'inoltrò sempre più nei meandri della statua e facendosi sempre più vicino alla grande Lanterna di Archimede, la Regina delle Furie ordinò a Tisifone e Megera di scendere in campo e fermare il guerriero marchiato.

La Furia della Carne lasciò che fu la sorella ad attaccare per prima, nella speranza che, grazie alle sue terribili illusioni, Tisifone fosse in grado di ricondurre docilmente il Fantasma di Sparta sotto il controllo del Dio della Guerra. Fu così che la Furia della Mente manipolò la realtà circostante, ricreando una delle tante vie di Sparta sul guanto della grande statua di Delo, con tanto di oplita spartano che incitava Kratos a riprendere il suo ruolo di comando all'interno dei ranghi militari della polis greca.

Quando però il Guerriero Marchiato si rivelò resistente a questo primo attacco mentale, Tisifone decise d'ingannare ulteriormente lo spartano, ricreando intorno a lui una copia della sua abitazione; ma anche questa volta Kratos si rifiutò di piegarsi alla subdola persuasione della Furia della Mente. Ormai spazientita dall'ostinazione dello spartano, Megera decise di entrare in azione.

Sorella, mostragli ciò che Sparta riserva ai traditori.

–Megera

Facendosi beffe dell'onore dello spartano, la Furia della Carne ordinò alla sorella di mostrare al Guerriero Marchiato cosa Sparta avrebbe riservato ad un disertore del proprio esercito; come lo era Kratos. Fu così che Tisifone fece materializzare davanti al guerriero un'intera falange di opliti spartani, che subito attaccarono il Fantasma di Sparta.

Smetti di combattere. Torna a casa, quello è il tuo posto. Tutto si sistemerà.

–Megera

Saltando da un illusorio tetto all'altro, Megera tentò di persuadere ancora Kratos, ribadendogli che se avesse smesso le ostilità contro le Furie e fosse tornato a Sparta, a capo del proprio regimento (e quindi sotto il controllo di Ares) tutto si sarebbe sistemato per il meglio; per tutti loro. Ma il furore con il quale il Fantasma di Sparta affrontava ed eliminava, uno dopo l'altro, gli illusori opliti di Tisifone, fece ben presto capire alla Furia della Carne come il tentativo di piegare e corrompere il guerriero con le sole parole era assolutamente vano.

Ora faremo le cose a modo mio.

–Megera

Fu così che Megera decise di prendere direttamente in mano la situazione, affrontando direttamente lo spartano. Appena sua sorella evocò un nuovo gruppi di opliti da lanciare contro Kratos, Megera usò le sue lunghe zampe insettoidi per sollevarsi dal suolo ed arrampicarsi sopra ad un'alta cancellata, che si trovava lungo l'illusoria via di Sparta. Una volta issatasi sopra l'inferriata, la Furia della Carne utilizzò una delle sue appendici per infilzare in pieno petto uno degli irreali soldati evocati da sua sorella. Afferrata poi una gamba dell'agonizzante oplita, Megera strappò il corpo dalla sua zampa insettoide, e dopo essere scesa a livello della strada, lanciò il cadavere contro Kratos; decidendo così di affrontare di persona il Fantasma di Sparta.

Togliti di mezzo! Ti faccio vedere io come si fa.

–Megera

Sebbene fosse assistita dagli opliti evocati da sua sorella, ben presto Megera si trovò in svantaggio nel combattere il Fantasma di Sparta nel ristretto spazio offerto dall'illusoria via di Sparta; incapace di muoversi ed attaccare l'avversario al massimo delle sue capacità. Fu così che, dietro ordine e richiesta della Furia della Carne, Tisifone alterò la sua illusione, allargando lo spazio tra i palazzi della sua visione e permettendo quindi un maggior margine di manovra alla sorella.

Altera la tua visione, sorella.

–Megera

Così, con uno spazio di movimento maggiorato, Megera fu in grado di dar sfogo a tutta la sua ira e forza, attaccando in modo brutale e senza tregua il Fantasma di Sparta. Ma dopo un duro scontro, la Furia si trovò nuovamente in svantaggio rispetto all'inarrestabile forza dello spartano, che continuava a respingere e contrattaccare ogni possibile affondo della Furia della Carne. Decisa a cambiare la propria strategia d'attacco, Megera si ritirò sui tetti delle false abitazioni spartane, da dove cominciò ad evocare e sguinzagliare contro il Fantasma di Sparta intere legioni di illusori opliti; inoltre la Furia generò anche alcuni dei suoi terribili parassiti, che intrisi della venefica energia delle sorelle, ricercavano lo spartano per poi esplodere, tentando così di ferirlo o arrecargli più danno possibile.

Sei soltanto uno spergiuro.

–Megera

Non ci volle molto, però, per Kratos di ritorcere questa nuova tattica contro la stessa Megera. Lo spartano non perse tempo e, dopo aver afferrato alcune delle lance degli sconfitti opliti, cominciò a prendere di mira la Furia della Carne che ancora si spostava da un tetto all'altro, continuando ad evocando nel mentre ondate di nemici. I colpi del Fantasma di Sparta fruttarono ben presto l'effetto desiderato, ed infatti, dopo essere stata raggiunta da diverse delle aste spartane, Megera cadde dal tetto sul quale si era rifugiata, rovinando al suolo ferita e stordita. Colto il momento di debolezza dell'avversaria, lo spartano le si avventò contro cominciando a percuoterla con calci e pugni. Ulteriormente frastornata dal furioso di Kratos, Megera potè offrire ben poca resistenza quando il Fantasma di Sparta le afferrò la testa per fargliela poi sbattere prima contro un vicino muro, e poi lanciandola verso un'illusoria colonna poco distante, che andò completamente a pezzi per la forza dello schianto. Finita a terra, dopo la violenza dell'urtò, Megera si ritrovò ferita e stordita oltre ogni modo. Rialzandosi a fatica, la Furia della Carne riuscì con un mano a bloccare, appena in tempo, l'affondo di una delle Lame del Caos dello spartano; mentre con l'altra afferrò il collo di Kratos

Poteri e Abilità[]

Galleria[]

Curiosità[]

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