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Dicono che la sua Ambrosia possa curare ogni malattia. Forse persino la morte.

–Una Levatrice di Sparta

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L'Ambrosia è il magico frutto e panacea ideata e creata da Asclepio, il Dio della Medicina. Concepita come balsamo perfetto, pensata per sconfiggere e curare qualsiasi ferita o malattia (persino quelle più mortali) e persino per resuscitare i morti, l'Ambrosia viene gelosamente custodita sull'isola di Leucade, sacra al Dio dei serpenti. Divenuta presto una prelibatezza sull'Olimpo, e consumata spesso dagli Dei che vi abitano; si teorizza che qualunque mortale la consumi acquisisca la possibilità non solo di guarire, ma anche di ottenere l'immortalità.

Serie di God of War[]

Creazione[]

Quando Asclepio ascese all'Olimpo a seguito della propria morte, divenendo così il Dio della Medicina, riprese le sue ricerche ed suoi esperimenti per riuscire ad ottenere e creare la panacea definitiva, capace di curare ed estinguere qualsiasi piaga e di auto-generarsi senza bisogno delle continue cure da parte del figlio di Apollo. Fu così che prese forma il magico albero che fruttificava la sovrannaturale Ambrosia.

Anche se non ne avevano bisogno, il nettare e succo ottenuto da questa magica sostanza cominciarono ben presto ad essere ampiamente ricercati e consumati dagli abitanti dell'Olimpo. Nonostante ciò, Asclepio continuò a custodire la fonte della sua miracolosa creazione nel suo tempio, a Leucade.

L'arrivo di Gige[]

Dopo esser riuscito a sfuggire dalla sua prigionia nel Tartaro; il Centimane Gige raggiunse il tempio del Dio delle cure per riuscire ad ottenere il magico frutto con il quale curare lui e i suoi fratelli (Briareo e Cotto) e riottenere così il potere di conquistare il mondo generato dal loro padre, Urano. Sfortunatamente la fuga dagli Inferi aveva assai indebolito il mostro, costringendolo ad addormentarsi; subito dopo essere riuscito ad entrare in possesso del magico nettare, che rimase così sulla sommità del Centimane.

Kratos raggiunge il tempio di Asclepio e trova l'albero dell'Ambrosia

Nel corso degli anni, il possente Albero della Vita mise radici nella rocciosa e spessa cute di Gige, andando così a saldarsi sopra al Centimane.

Kratos spreme un frutto d'Ambrosia, per ottenerne il succo

Quando gli Dei decisero di prendere parte ad una nuova scommessa (molto tempo prima degli avvenimenti di God of War: Ascension), mandarono i loro campioni alla ricerca della miracolosa Ambrosia; tra questi figurava Kratos, dato che sua figlia Calliope, appena nata, venne infettata dalla peste da Ares. Dopo un estenuante viaggio, lo spartano riuscì a raggiungere il tempio di Asclepio, a trovare il possente albero dell'Ambrosia e spremere uno dei suoi frutti per ottenerne un potente elisir di guarigione, col quale poter curare sua figlia. Dopo aver lottato contro Cereyon (il campione del Dio del Sole, Elio) e i suoi poteri pirocinetici (che bruciarono tutto, comprese le molte mani di Gige, ma non l'albero dell'Ambrosia) e il barbaro Alrik (il campione di Ade), che riuscì a sottrargli l'Ambrosia per un breve periodo di tempo; Kratos riuscì a far ritorno a Sparta dove poté curare Calliope.

La morte di Gige e la distruzione dell'Ambrosia

Molti anni dopo, a seguito della sua ascesa all'Olimpo (dopo la morte di Ares) il Fantasma di Sparta scoprì che alcuni dissidenti volevano usare il magico frutto per far tornare in vita l'ex Dio della Guerra; Kratos tornò allora nell'ormai distrutto Pozzo di Asclepio e dopo aver affrontato Gige (infuriato con lui per aver contribuito al ferimento di molte delle sua mani), lo spartano riuscì a bruciare il Centimane con la fiamma di Apollo, distruggendo anche il grande albero magico ed impedendo così anche il possibile ritorno di Ares.

Curiosità[]

  • Nella mitologia classica, l'Ambrosia era considerato il cibo o la bevanda (alternativamente al Nettare, che dall'Ambrosia stessa era, molto probabilmente, ottenuto) consumata dagli Dei dell'Olimpo. Nonostante la loro capacità di riuscire a consumare anche il normale cibo (come testimoniato dal mito del tragico banchetto di Tantalo), questo però non riusciva a nutrirli, soprattutto a causa della loro natura divina. Secondo gli antichi greci infatti, una volta ingeriti, i pasti andavano a rivitalizzare e cambiare il sangue di una persona, portando così nuova energia e nutrimento al corpo (una concezione che, per quanto semplicistica e primitiva, non era lontanissima dalla realtà); questo però non poteva accadere con esseri sovrannaturali, come nel caso degli Dei con il cibo normale; dato che il loro icore era divino e perciò avevano necessità di una sostanza altrettanto divina per potersi nutrire, da qui l'Ambrosia; il cui significato (tradotto dalla parola greca "ἀμβροσία") è "immortalità", o meglio "cibo per gli immortali".
  • La concezione che l'Ambrosia conferisse l'immortalità agli Dei, quando la vita eterna in realtà gli era conferita dalla loro stessa natura sovrannaturale e mistica, è un'interpretazione ed ideologia che si è sviluppata in tempi moderni, a seguito della riscoperta dei miti e degli scritti epici greci e del loro studio e rilettura in un ottica più legata alla mitologia e alla società cristiana. Il consumo dell'Ambrosia è divenuto uno dei tanti strumenti con la quale, nella cultura di massa poi, era possibile indebolire (se non uccidere) gli Olimpici; altri erano: la mancanza di devoti, preghiere, fede o sacrifici, o persino l'uso di specifiche armi (come ad esempio la nera ed adamantina falce di Crono, usata per castrare Urano). Ma in realtà, gli Dei dell'Olimpo erano veri immortali, rappresentanti e personificazioni di aspetti del Creato e quindi impossibilitati a decadere, morire oppure venire distrutti.
  • E' assai probabile che l'Ambrosia non sia altro che un'astrazione o forma divina del miele (e del suo derivato alcolico e fermentato, l'idromele), una delle pietanze più dolci, profumate e preziose della Grecia antica. Infatti, come il miele, l'Ambrosia si può presentare e viene descritta sotto due forme: solida (l'Ambrosia propriamente detta) e liquida (il suo succo, il Nettare).
  • Secondo Nonno di Panopoli (poeta greco, vissuto nel V secolo d.C. e creatore del poema epico "Dionysiaca"), invece, Ambrosia era una ninfa (una delle Iadi, ninfe della pioggia) all'interno del corteo di Dioniso, Dio del vino e dell'euforia, e quindi una delle Menadi (nonché madre adottiva del Dio stesso). Quando la corte della Divinità si ritrovò a passare per le terre di Licurgo, re della Tracia, quest'ultimo negò loro il passaggio e in un impeto di arroganza e superiorità non solo negò l'effettiva natura divina di Dioniso, ma fece assalire la corte del Dio dal suo esercito. Nella confusione scaturita dallo scontro, e nel desiderio di rimarcare ancora di più la sua superiorità persino nei confronti di un Dio, Licurgo assalì Ambrosia, percuotendola con calci e pugni con infine il desiderio di violentarla davanti agli occhi del divino figlio adottivo. A tale vista, Dioniso fu percorso da un'onda di pura rabbia e vendetta, e dopo aver annientato l'esercito di traci, rivolse tutta la sua collera contro Licurgo, deviando e distruggendo completamente la mente (diventando così anche il Dio della pazzia) dell'arrogante sovrano, che in preda alla follia fuggì dalla scena. Raggiunto poi il proprio palazzo, con la mente completamente distrutta, il re edone arrivò a trucidare brutalmente tutta la sua famiglia, facendo così cadere sulla Tracia una terribile maledizione e carestia. Rimasto solo con la propria madre, oramai orribilmente deturpata e ferita dalle percosse di Licurgo, Dioniso, in preda allo sconforto e al dolore, decise di tramutarla in una vite divina, per darle la bellezza e la capacità di potar dolcezza come un tempo. Trasportata poi nei giardini dell'Olimpo, il Dio cominciò a raccoglierne gli acini, che spremuti o preparati andarono così a formare il cibo e la bevanda che sarebbe stata d'ora in poi servita al resto degli Dei. Pietanza chiamata poi proprio Ambrosia, in onore della gentile ed amorevole ninfa.
  • Molto probabilmente la bevanda con cui Era si ubriaca in God of War III è proprio l'Ambrosia di Asclepio.
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