Le sorelle puniscono tutti noi senza pietà o rimorso.

La più crudele è Aletto. E' lei che irride le vittime con ciò che bramano.

–Un appunto dello Scriba del centimane

Aletto, anche conosciuta come la Regina delle Furie, è una delle tre temibili Furie, insieme alle sue sorelle Tisifone e Megera. Come Furia dell'Anima, il compito di Aletto è quello di torturare per sempre i colpevoli, mostrando loro ciò che il loro cuore brama di più al mondo, ma che non potranno mai avere.

All'interno della saga di God of War, appare soltanto in God of War: Ascension dove ricopre il ruolo di una delle tre antagoniste principali.

Serie di God of War[modifica | modifica sorgente]

L'Ira dei Primordiali e nascita[modifica | modifica sorgente]

In un'era antecedente i Titani, prima degli Dei dell'Olimpo, divampò una violenta battaglia...l'ira delle Divinità Primordiali...le creature che plasmarono la Terra.

–Gaia

Ourea ferisce gravemente Nemesi, colpendola al volto. In questo modo, il sangue e le carni della Primordiale della Giustizia finiscono nelle acque del mare.

Poco tempo dopo la loro nascita, tra i potenti Primordiali scoppiò una furiosa guerra, mossa dal desiderio di alcuni di riuscire a conquistare il potere e regnare così sui propri simili. Questo furioso conflitto andò ad intensificarsi tra quattro di queste antiche divinità: Urano e Talassa, e Ourea e Nemesi. Con la morte di Talassa, per mano di Urano, vennero a formarsi tutte le masse d'acqua che ricoprirono la superficie della Terra. Quando però Ourea ferì gravemente Nemesi al viso, le carni e il sangue della primordiale della giustizia finirono nelle acque del mare appena formatosi. Qui, gli umori cominciarono a mutare e uniti a tutti quei primi mali, alla collera e alla sete di guerra scaturita da quell'antico scontro, portarono alla nascita di Aletto e delle sue sorelle.

E da questa collera, da questa sete di guerra, emersero le Furie.

–Gaia

Di tutte le Furie, Aletto è la prima a nascere, vedendo la luce del mondo sotto le sembianze di un enorme mostro marino.

Prima ad emergere dal caos della battaglia e dalla furia della loro nascita, Aletto vide la luce del mondo sotto le sembianze di un enorme mostro marino, provvisto di appendici simili a tentacoli; salvo poi riconvertirsi nella sua forma naturale e dall'aspetto più umano.

Ne Titani, ne Dei. Ne mortali, ne spettri. Le Furie non avevano vincoli, in quanto Custodi dell'onore. Esecutrici del castigo. Flagello dei traditori.

–Gaia

La nascita delle Furie, che emergono dal caos generato dalla battaglia tra i Primordiali.

Andando a costituire una razza a sé, le tre sorelle erano prive di qualsiasi vincolo di sangue o di fedeltà nei confronti di qualunque altra razza divina presente sulla Terra. Ciò permise loro di andare a ricoprire il ruolo di imparziali guardiane dell'onore ed esecutrici del castigo nel caso in cui questo venga sporcato.

Non si conoscono le azioni di Aletto e delle due sorelle durante il regno di Urano e (dopo la sua detronizzazione) durante quello di suo figlio Crono, ma è probabile che le tre decisero di restare in disparte ed osservare gli eventi che avrebbero portato alla caduta dei Titani e all'ascesa al potere degli Olimpici.

L'ascesa degli Dei dell'Olimpo e il patto di Briareo[modifica | modifica sorgente]

Zeus, Poseidone e Ade vittoriosi alla fine della Titanomachia.

Quando Zeus salì al potere, scoprì che le sorelle non rappresentavano una minaccia.

–Gaia

Dopo aver salvato i suoi fratelli dal ventre del padre, Zeus decise di muovere guerra ai propri genitori per punirli e detronizzarli, conquistando così il dominio su tutto il creato.

Le Furie impartivano il proprio castigo soltanto a chi ritenevano colpevole. E il primo di questi traditori fu il centimane Briareo.

–Gaia

Il Centimane Briareo, imprigionato negli abissi del Tartaro.

Per aumentare le probabilità di vittoria sue e dei suoi fratelli, il Dio del Tuono decise di liberare il centimane Briareo dagli abissi del Tartaro; luogo dove era stato rinchiuso insieme ai suoi fratelli (Cotto e Gige) dal padre Urano; poichè questi fu disgustato dal loro aspetto e timoroso della loro tremenda forza. Fu così che tra i due venne stretto il primo patto di sangue nella storia del mondo: il futuro Re degli Dei avrebbe liberato l'ecatonchiro dalla sua prigionia se questi gli avesse promesso la sua eterna obbedienza e aiuto durante la guerra che stava per scoppiare.

Briareo infrange il suo vincolo di sangue con Zeus, per poter così partire e liberare Cotto e Gige dalla loro prigionia.

Quando il mostro strinse un patto di sangue con Zeus, salvo poi tradire il re degli Dei, le Furie non esitarono ad intervenire.

–Gaia

Grazie all'aiuto del mostro, gli Olimpici furono in grado di sconfiggere i possenti Titani e a rinchiuderli nelle profonde oscurità degli Inferi. Conclusa la Titanomachia, però, Briareo decise di infrangere il vincolo contratto con Zeus; molto probabilmente per avere così la possibilità di liberare i suoi due fratelli e assieme a loro conquistare il mondo, che apparteneva a loro per diritto di nascita. Avvertito lo spergiuro perpetrato dal centimane, Aletto e le sue sorelle non esitarono ad entrare in azione.

Avvertito lo spergiuro di Briareo, le Furie non esitano ad entrare in azione.

Le sorelle non diedero tregua a Briareo, e dopo averlo catturato, lo torturarono senza pietà.

–Gaia

Dietro indicazioni del sovrano dei Cieli, le Furie cominciarono a dare la caccia a Briareo, e una volta raggiunto lo torturarono senza pietà per punizione dello spergiuro commesso. Ridotto all'immobilità il mostro, le sorelle decisero che la morte era una punizione troppo clemente per il suo tradimento, così decretarono di fare del centimane un esempio per tutti coloro che in futuro avessero anche solo pensato di rompere una promessa o un patto di sangue.

Vittima di orribili torture e mutilazioni, il centimane Briareo viene lentamente trasformato nella Prigione dei Dannati, per volere delle Furie.

Il primo ad infrangere un patto di sangue. Le Furie lo torturarono, tramutandone il corpo in questa oscura prigione.

–Murale nella Prigione dei Dannati, che spiega il triste fato toccato a Briareo.

Nei secoli successivi la cattura, Briareo fu orribilmente torturato: il suo corpo venne mutilato, intere sezioni e organi del suo fisico vennero rimosse o modificate, celle e macchinari di tortura vennero scavati nella sua carne e lentamente venne trasformato nella Prigione dei Dannati. E poco dopo il suo completamento, venne ben presto rinchiuso al suo interno il primo mortale che decise di infrangere un vincolo di sangue con una divinità.

L'arrivo di Ares[modifica | modifica sorgente]

Nella speranza di poter creare il guerriero perfetto, Ares entra in contatto con Aletto, la Regina delle Furie.

Un tempo erano giuste. Severe, ma giuste. Dev'essere colpa di Ares, immagino.

–Lo Scriba del Centimane

Negli anni successivi, Aletto e le sue sorelle testimoniarono e imposero gli innumerevoli patti che i mortali cominciarono a stringere tra loro e/o con le divinità olimpiche, e ad imprigionare e torturare tutti coloro che invece venivano meno alla parola data. Tra questi vi fu anche il vincolo che il grande architetto siceliota Archimede strinse con il Dio dell'Illuminazione Apollo, quando promise che avrebbe costruito in suo onore un'enorme statua nel luogo di nascita del Dio delle Arti e di sue sorella, Artemide: l'arcipelago di Delo.

Aletto giace con Ares. Atto che porterà al concepimento di Orkos.

Quando l'ambizione e la sete di potere di Ares cominciarono a mutare in pura follia ed ira, nei confronti del regno di suo padre e del resto dei suoi familiari (andando così ad alimentare l'infame ciclo di violenza, che da tempi remoti affliggeva la stirpe di Urano), il Dio della Guerra iniziò a tramare la disfatta degli Olimpici. il Dio del Massacro tentò di usare la profezia del Guerriero Marchiato a proprio vantaggio; ma per riuscirvi aveva bisogno di una sola cosa: il guerriero perfetto. Un guerriero capace, da solo, di radere al suolo l'intero Monte Olimpo.

La nascita di Orkos, il semidio figlio di Ares ed Aletto.

Nella speranza di poter concepire egli stesso un tale soldato; il Dio del Massacro entrò in contatto con le Furie. Col tempo, egli riuscì a corrompere le sorelle, facendogli sposare il suo folle piano di distruzione e conquista. Dopo aver portato le Furie dalla sua parte, Ares, sempre più ebbro di potere e follia, si unì ad Aletto nella speranza che l'unione di un Dio e di una Furia potesse portare alla nascita dell'essere di cui il Dio del Massacro aveva un disperato bisogno. Da tale unione nacque Orkos, che ben presto, però, si rivelò essere una delusione agli occhi del genitore e che per questo venne abbandonato a se stesso. Nonostante ciò l'alleanza formata tra il Dio della Guerra e le Furie rimase, così come i loro diabolici intenti.

Vedendo del potenziale in Orkos, le Furie decidono di affidargli il compito di Custode dei Patti.

Sono nato dall'unione del Dio della Guerra con la Regina delle Furie. Ebbro d'ira e di follia, Ares sperava di concepire il guerriero perfetto. Ma non ho fatto che deluderlo.

–Orkos

Vedendo dell'utilità nel giovane semidio, Aletto e le sue sorelle decisero di salvarlo, divenendone così le madri, e di affidargli l'incarico di Custode dei Patti, con anche il compito di farli rispettare. Vincoli (sotto forma di brillanti pietre color ambra) che il semidio avrebbe dovuto conservare sul proprio corpo; azione che non solo provocava un enorme dolore al neo-custode ma che ne affliggeva poi anche il corpo, lasciando orribili incavi e piaghe nei punti dove prima si trovavano le varie gemme. Tale era la mansione affidatagli che le Furie obbligarono anche lo stesso Orkos a compiere un giuramento sulla sua nuova funzione, vincolo che si convertì (come tutti i giuramenti testimoniati dalle tre sorelle) e si materializzò sotto forma di una grossa pietra color ambra.

Aletto e le sue sorelle cominciano ad innestare le varie Pietre del Giuramento nel corpo di Orkos, cosicché egli le custodisca, provocandogli però nel frattempo un indicibile dolore.

Mi salvarono le mie madri, con il compito di far rispettare i patti.

–Orkos

E fu così che Orkos iniziò a servire Aletto e il resto delle sue madri, portando a termine fedelmente il loro volere, custodendo e facendo rispettare i vari vincoli di sangue contratti dai mortali; ignaro però delle vere motivazioni che spingevano le azioni dei suoi genitori.

Il patto di Kratos[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni, Il Dio del Massacro cominciò ad osservare con interesse il giovane mortale Kratos. Vedendo nel semplice guerriero spartano le caratteristiche di un Dio, Ares decise di trasformarlo nell'arma definitiva di cui aveva bisogno.

Con la complicità di Aletto e delle altre Furie, Ares comincia a mettere in atto il suo piano per scuotere le fondamenta stessa dell'Olimpo, con lo scopo di soggiogare e regnare poi sugli Dei stessi.

Ares ti ha creato con lo scopo di radere al suolo l'Olimpo!

–Orkos rivela la verità a Kratos

Fu così che il folle Dio della Guerra cominciò segretamente a condizionare la vita dello spartano. Inizialmente gli fece prendere parte ad una delle tante scommesse tra gli Dei. L'obiettivo di questa nuova contesa divina era quello di scegliere un mortale e di obbligarlo a intraprendere un viaggio per riuscire ad ottenere la magica ambrosia del Dio Asclepio. Kratos, divenuto perciò il campione scelto da Ares, riuscì a vincere la sfida e a tornare trionfante a Sparta, dove fu nominato capitano. Da quel momento in poi, la vita dello spartano fu segnata.

Qualche anno dopo, raggiunta ormai la fama di guerriero micidiale, Kratos si lanciò insieme al suo esercito contro un'ondata di spietati barbari (guidati dal giovane re Alrik) che si stava ammassando ad est di Sparta, per volere di Ade, che voleva vendicarsi di Ares e del suo campione per la sconfitta subita. La battaglia fu breve e spietata: la disciplina dei soldati spartani fu quasi del tutto inutile contro la brutalità dei barbari.

Per suggellare il patto di Kratos ed averlo del tutto in pugno, Ares e le Furie ideano tre prove di sangue.

Disteso ed inerme, sopra una pila di cadaveri spartani, Kratos stava per essere finito dal re barbaro; quando, in un disperato tentativo di salvare se stesso ed assicurarsi la vittoria, invocò l'aiuto del suo signore: il Dio della Guerra. Conscio che lo spartano avrebbe implorato la sua protezione, Ares aveva già escogitato insieme ad Aletto e le altre Furie tre orribili prove di sangue con le quali suggellare il vincolo di Kratos ed averlo del tutto in pugno: versare il sangue dei nemici, il sangue degli innocenti e il sangue della sua famiglia.

La morte di Alrik, per mano di Kratos da poco armato con le Spade del Caos, suggella la prima parte del patto dello spartano.

Quando il Dio del Massacro salvò il suo discepolo dai barbari e gli consegnò le Spade del Caos, Kratos le utilizzò per decapitare Alrik, portando quindi a termine il primo tributo di sangue del suo patto. Negli anni di servitù che seguirono, Kratos e il suo esercito continuarono la loro incessante marcia di morte e distruzione per conto del Dio della Guerra. Durante questo periodo, molti furono gli innocenti che furono assassinati dallo spartano, facendogli compiere così anche la seconda prova del suo vincolo.

Massacrando vite innocenti, seguendo lo spietato volere di Ares, Kratos compie anche la seconda prova del suo vincolo.

Per tenerti del tutto in pugno, Ares e le mie madri idearono tre prove di sangue: versare il sangue dei nemici, il sangue degli innocenti e il sangue della tua famig...

–Orkos

Quando infine il Pugno di Ares portò a termine il sacrificio ultimo, trucidando la propria famiglia in un inganno sortito dal folle Dio della Guerra, il vincolo tra lo spartano ed Ares era ormai completo e il sentiero verso il piano per la distruzione dell'Olimpo fu libero. Sfortunatamente per il Dio del Massacro, dopo la morte di Lysandra e Calliope, Kratos decise di rifuggire il vincolo che lo legava alla pazza divinità e per questo le Furie cominciarono a dargli la caccia per riuscire a riportarlo al servizio del Dio della Guerra.

La mattanza di Lysandra e Calliope, compiuta con le sue stesse mani, suggella anche l'ultima e più crudele prova del patto di Kratos con Ares.

Il tradimento di Orkos[modifica | modifica sorgente]

Poi sei arrivato tu, Kratos. L'ultima prova del tuo vincolo mi ha fatto dubitare delle azioni della mia famiglia.

–Orkos

L'ingiusto patto di Kratos fa sorgere dubbi in Orkos sulle azioni delle Furie.

Sconcertato e confuso delle azioni della propria famiglia, Orkos decise di cercare risposte rivolgendosi ad Aletheia, l'Oracolo di Delfi. Fu proprio la divinatrice a rivelare al Custode dei Patti il complotto di Ares ai danni di Zeus, e del fatto che la sua stessa nascita non fosse stato altro che un primo tentativo per riuscire a portare la distruzione del regno degli Olimpici.

Inizialmente incredulo sulla tanta crudeltà e follia dei suoi stessi genitori, Orkos si dimostrò scettico delle rivelazioni dell'oracolo; anche se ben presto realizzò che sue le parole corrispondevano alla realtà. La rivelazione sulla volontà di Ares di rovesciare Zeus per regnare egli stesso sull'Olimpo, unì Orkos e Aletheia, che ben presto divennero amanti.

Dopo aver scoperto il tentativo di Orkos e Aletheia di avvisare Zeus e gli altri Olimpici dei suoi piani, Ares manda Aletto e le altre Furie a fermare i due amanti.

Io e Aletheia volevamo avvisare Zeus, ma quando Ares lo scoprì ci fece inseguire dalle mie madri. Loro hanno... strappato gli occhi alla mia amata. Il suo tempio è diventato una prigione.

–Orkos

Decisi ad avvertire Zeus e il resto degli Olimpici del rischio rappresentato da Ares e delle sue macchinazioni, i due si diressero verso l'Olimpo. Sfortunatamente per Orkos e la sua amante, il Dio della Guerra scoprì ben presto il loro piano. Timoroso che le loro parole avrebbero potuto condannarlo e distruggere le sue trame di conquista, il Dio delle Guerra mandò le Furie a caccia dei due. Le tre, dopo aver rapito Orkos e averlo riportato al Centimane, immobilizzarono Aletheia e senza alcuna pietà strapparono gli Occhi della Verità all'indifesa divinatrice, relegandola poi all'interno del tempio di Delfi.

Le Furie rapiscono Orkos per ricondurlo, prigioniero, al Centimane.

Per evitare che qualcun altro potesse scoprire il loro complotto, Ares ordinò alle Furie di nascondere gli Occhi della Verità. Le sorelle decisero di affidare il compito ai loro nuovi alleati, i fratelli siamesi Castore e Polluce, in cambio i due sarebbero divenuti i carcerieri di Aletheia e signori incontrastati del tempio delfico.

Ares e le mie madri sapevano che nascondendo gli Occhi della Verità, nessuno avrebbe potuto scoprire il complotto. E molto presto, avrebbero... regnato sugli Dei stessi.

–Orkos

Aletto e le sue sorelle strappano gli Occhi della Verità all'Oracolo Aletheia, assicurandosi così che nessun altro possa scoprire il complotto ordito da loro e da Ares

I Dioscuri decisero quindi di nascondere gli occhi all'interno della grande lanterna, nella statua di Apollo a Delo. Ciò causò uno scontro con il siceliota Archimede e portò alla distruzione della statua stessa. Preso dallo sconforto, l'architetto si rimise subito al lavoro per ricostruire il suo sontuoso tributo ad Apollo, e per Aletto e le sue sorelle fu proprio questa l'occasione ideale per instillare nel poveruomo la loro venefica follia, portando Archimede a creare una insidiosa trappola per rendere ancora più difficile il riuscire a raggiungere gli occhi: la Sfida di Archimede.

Per molto tempo le Furie torturarono lo sventurato Custode, per punirlo del suo tradimento nei loro confronti e per il suo tentativo di rivelare al Padre dell'Olimpo i loro piani. Ma grazie alla sua abilità di poter creare dei cloni d'ombra di se stesso, ben presto Orkos riuscì a sfuggire dalla prigionia impostagli da Aletto e le altre Furie.

Mi sento precipitare nella loro follia... Ares ha chiesto consiglio ad Aletto. Non hanno pietà del loro stesso figlio... i lamenti di Orkos echeggiano nella mia stanza.

–Un appunto dello Scriba del Centimane

La caccia a Kratos[modifica | modifica sorgente]

Nel tentativo di stanare e condurre da loro il Fantasma di Sparta, le Furie creano un'illusione della moglie di Kratos, Lysandra, e della loro casa a Sparta.

Lasciato perdere il figlio, Aletto e le sue sorelle decisero di concentrarsi sull'unica cosa che davvero era importante per il loro folle piano di conquista: riportare Kratos al servizio del Ares.

La collera delle sorelle non conosce pietà. Cercano un guerriero dalla pelle bianca. Il Pugno di Ares dev'essere riconsegnato al suo proprietario. Il patto va rispettato.

–Un appunto dello Scriba del Centimane

Fu così che le tre partirono alla volta dell'ormai deserto villaggio di Cirra, luogo dove il Fantasma di Sparta aveva trovato rifugio dopo l'assassinio della propria famiglia. Le sorelle tentarono di stanare e condurre da loro lo spartano, attraverso le subdole illusioni di Tisifone, ma il guerriero venne salvato da Orkos (che gli consegnò degli oggetti in grado di allontanare dalla sua mente gli inganni delle Furie) che poi riuscì ad attirare lontano le tre, permettendo così a Kratos d'intraprendere il viaggio verso Delfi in relativa sicurezza (anche se ormai l'esercito delle Furie infestava l'intero villaggio).

Aletto si appresta a distruggere la nave mercantile che aveva trasportato Kratos fino all'arcipelago di Delo e alla sontuosa statua di Archimede.

Aletto e le sue sorelle ben presto, però, riuscirono a rintracciare il Pugno di Ares e raggiungerlo quando oramai questi era arrivato a Delo e alla grande statua costruita da Archimede. Fu proprio la Regina delle Furie ad attaccare per prima, sotto le sembianze di un enorme mostro marino, distruggendo l'imbarcazione che aveva permesso allo Spartano di partire dal porto di Cirra.

Aletto, sotto forma di un orrendo leviatano marino, scaglia ciò che resta della nave che aveva permesso a Kratos di raggiungere Delo, contro il Fantasma di Sparta, nel tentativo di impedirgli di raggiungere la Lanterna di Archimede.

Dopo aver spezzato a metà lo scafo della nave mercantile, grazie alla forza dei suoi poderosi tentacoli, Aletto afferrò ciò che restava della prua e del rostro della nave e la scagliò contro il molo sul quale si trovava il Fantasma di Sparta, distruggendo al contempo molte delle impalcature che circondavano il marmo della statua di Archimede; cercando così d'impedire l'avanzata di Kratos verso la Lanterna di Delo e gli Occhi della Verità in essa custoditi.

Non contenta, la Regina delle Furie attaccò nuovamente il Fantasma di Sparta, tentando di schiacciarlo con uno dei suoi immensi tentacoli, mentre questi era intento a sollevare un enorme blocco di marmo che gli impediva il passaggio, lungo il perimetro del colossale piede della statua. Sfortunatamente per Aletto, Kratos reagì prontamente, e prima di venir schiacciato dall'appendice della Furia, riuscì a conficcare entrambe le Spade del Caos nelle carni del leviatano.

Aletto tenta di schiacciare Kratos con uno dei suoi immensi tentacoli, venendo però bloccata dalle letali Spade del Caos dello spartano.

Sollevando il tentacolo sopra di sè e conficcando nuovamente una delle spade nelle membra del mostro, Kratos riuscì a costringere così la creatura ritirarsi. Mantenendo ben salda la presa sulle sue lame (ancora piantate nelle carni di Aletto), lo spartano riuscì a sfruttare le contorsioni di dolore del leviatano a proprio vantaggio, facendosi trasportare a mezz'aria e superando così le macerie che gli bloccavano la via. Ferita, la Regina delle Furie si ritirò nelle acque dell'Egeo aspettando una nuova occasione per colpire e bloccare il Fantasma di Sparta.

In seguito, quando il Pugno di Ares raggiunse il guanto di Apollo, Aletto ordinò alle sorelle di occuparsi del guerriero, nella speranza che, o con le illusioni di Tisifone, o con la violenza di Megera, lo spirito e la determinazione di Kratos si sarebbero incrinate abbastanza per permettere alle Furie di ricondurlo sotto il controllo del folle Dio della Guerra. Quando però il guerriero si dimostrò resistente alle tentazioni della Furia della Mente, e dopo essere riuscito a sopraffare entrambe in combattimento (causando anche la perdita di un braccio a Megera), Aletto decise di prendere in mano la situazione.

Aletto usa i suoi tentacoli per inabissare completamente la Lanterna di Archimede, nel mare dell'arcipelago di Delo.

Dapprima, sempre sotto le fattezze di leviatano, la Furia dell'Anima decise di usare la poderosa forza dei suoi tentacoli per far inabissare del tutto la Lanterna di Delo (che, dopo il crollo della sontuosa statua di Archimede, riposava appoggiata ad una delle tante isole dell'arcipelago), per impedire qualunque possibilità allo spartano di raggiungere gli Occhi della Verità.

Basta!

E' il momento, Kratos. Ritorna al ruolo che ti spetta. Forse servendo con rispetto e con onore, potresti ascendere all'Olimpo.

–Aletto

Emergendo dal mare, Aletto riassume le sue naturali sembianze ed intrappola Kratos con il suo inchiostro sovrannaturale.

Dopo di che, la Regina delle Furie intervenne direttamente. Riemergendo dal mare, e riacquistando la sua vera forma, Aletto immobilizzò il guerriero marchiato con il suo inchiostro sovrannaturale. La Furia tentò di convincere Kratos a ritornare sotto il servizio di Ares, prospettandogli addirittura la possibilità di un'ascesa all'Olimpo (nel caso avesse servito il Dio della Guerra con onore e rispetto).

Aletto tenta di convincere un inerme Kratos a tornare al servizio di Ares.

Quando lo spartano si rifiutò di tornare a servire il responsabile della morte della sua famiglia, Aletto venne raggiunta dalle sue sorelle, Tisifone (che aveva finto la propria morte per mano del Fantasma di Sparta, tramite le sue terribili illusioni) e Megera (che, ferita e mutilata, riemerse dal mare dopo esserci stata scaraventata dal Pugno di Ares). Fu proprio la Furia della Carne a muoversi verso Kratos, con l'intenzione di svuotare sul guerriero l'odio e la rabbia nati per la sconfitta e l'amputazione subite, ma Aletto la fermò, constatando che la mera punizione fisica non sarebbe bastata per convincere lo spartano a tornare al servizio del Dio del Massacro; prendendosi quindi l'incarico di personale di torturare e piegare la volontà del Pugno di Ares.

Orkos interviene per salvare lo spartano dalla morsa delle Furie, sotto lo sguardo incredulo di Aletto e delle sue sorelle.

Sfortunatamente per le sorelle, in soccorso del guerriero, giunse Orkos che, dopo aver ammonito le sue madri del loro inevitabile fallimento, teletrasportò lui e Kratos lontano, all'interno della statua; lasciando dietro di se solo uno dei suoi cloni d'ombra. Ricolma di rabbia per l'ennesimo tradimento subito dal suo stesso figlio; Aletto ordinò alle sorelle di dare la caccia ai due.

Che cosa hai fatto?! Maledetto incapace!

Trovateli! Non raggiungerai mai la Lanterna, spartano.

–Aletto

Aletto ordina a Megera e Tisifone di trovare Orkos e Kratos, e di impedirgli di raggiungere la Lanterna.

Dopo aver donato la propria pietra del giuramento allo spartano, l'ex-Custode dei Patti tentò di sviare l'attenzione di Aletto e delle sue altre madri, e di condurle così lontano da Delo, in modo da permettere al guerriero marchiato di poter raggiungere la Lanterna (e quindi gli Occhi della Verità). Sfortunatamente per lui, ben presto le Furie si accorsero dell'inganno, riuscendo a sopraffarlo, impedendogli quindi di poter tornare ancora in aiuto di Kratos. Reso inerme Orkos, Aletto e le sue sorelle si diressero verso la Lanterna, ormai sicure di poter catturare una volta per tutte il Fantasma di Sparta.

Aletto prende possesso degli Occhi della Verità, schernendo nel frattempo Kratos e i suoi vani tentativi di successo.

Nonostante gli sforzi, non ottieni mai nulla.

–Le crudeli parole di scherno di Aletto, rivolte a Kratos

Arrivate nel faro, le sorelle si accorsero che lo spartano era riuscito a sopravvivere alle Prove di Archimede ed a sbloccare i complessi meccanismi della Lanterna; ed aprendo così la gabbia che impediva di raggiungere gli Occhi della Verità. Però, prima il Pugno di Ares potesse reclamare il suo premio, Aletto e le sue sorelle lo batterono sul tempo e prendendo possesso della potente reliquia, portando con loro anche un inerme Orkos.

Le Furie riescono ad intrappolare Kratos con il loro alieno inchiostro, obbligandolo così ad utilizzare la Pietra del Giuramento di Orkos.

Fu proprio Aletto a strappare gli Occhi della Verità dal busto che li conteneva, schernendo nel frattempo Kratos e i suoi inutili sforzi; e quando lo spartano tentò di avvicinarsi ed attaccare le sorelle, fu sempre Aletto a fermarlo usando il suo alieno inchiostro. Kratos, però, riuscì a liberarsi grazie alla Pietra del Giuramento donatagli in precedenza dall''ex-Custode dei Patti, ma la sua libertà durò pochi attimi. Tisifone, evocando e sguinzagliando il su Demone, contro il guerriero marchiato, riuscì ad impossessarsi della reliquia di Orkos, lasciando il Pugno di Ares indifeso da un nuovo attacco del magico inchiostro di Aletto.

Aletto incita le sorelle a far ritorno al Centimane, prospettando un futuro di torture e suplizi per il Fantasma di Sparta.

Venite sorelle, lo faremo a pezzi tra le mura del Centimane.

–Aletto

Soddisfatta, la Furia dell'Anima si avvicinò all'inerme guerriero e, afferrandogli il mento, esortò le sue sorelle a fare ritorno alla Prigione dei Dannati, dove il trio si sarebbe impegnato a spezzare il corpo e la mente dello spartano, nel tentativo di ritrasformarlo nella servizievole arma del Dio della Guerra. E così, imprigionato il Fantasma di Sparta, ed ottenuto nuovamente il controllo sugli Occhi della Verità, le Furie presero il volo per fare ritorno al Centimane, trascinando con loro anche i due nuovi prigionieri.

Catturati il Fantasma di Sparta e Orkos, e messe le mani sugli Occhi della Verità, Aletto e le sue sorelle lasciano Delo per far ritorno alla Prigione dei Dannati.

Kratos si ritrovò sconfitto e, questa volta, nessun Olimpico l'avrebbe aiutato.

Soddisfatte, le sorelle tornarono a casa con la loro preda. Dentro le mura della loro prigione avrebbero scavato nell'anima ferita del guerriero, relegando nuovamente Kratos al ruolo di servo di Ares.

–Gaia

Per due settimane, le sorelle torturano Kratos, nella speranza di spezzarne lo spirito e ricondurlo sotto il controllo di Ares.

E fu così che, per due settimane, Kratos soffrì, per mano di Aletto e delle altre Furie, terribili torture fisiche e mentali che lo spinsero sull'orlo della follia; oramai incapace di discernere con rigore i propri ricordi dalla realtà che lo circondava. Una sofferenza che le sorelle speravano fosse sufficiente per spezzare per sempre lo spirito dello spartano, così da trasformarlo, una volta per tutte, nel più mansueto, fedele e manipolabile servo di Ares, il Dio della Guerra.

Sconfitta e morte[modifica | modifica sorgente]

Qualcosa non va? Sembri confuso, Kratos. Forse non ricordi quanto siamo stati bene insieme?

D'altra parte, fummo bruscamente interrotti da mia sorella. Aletto non ha mai appreso le buone maniere.

–Megera

La fine del regno di Aletto, e dei piani di conquista che condivideva con Ares e le sue sorelle, ebbe ironicamente inizio con le azioni di sua sorella Megera. Ancora ricolma di ira e rancore per la sconfitta e l'amputazione subite a Delo, la Furia della Carne fece molte volte visita alla cella dello spartano (collocata all'interno della bocca di Briareo) sfogando sull'inerme guerriero tutto il proprio rancore. Fu appunto durante una di queste visite che Megera, in un impeto di rabbia, fece il fatale errore di colpire il Fantasma di Sparta talmente forte da liberarlo dalla morsa e da alcune delle catene che lo immobilizzavano. Sfruttando questo piccolo spiraglio di libertà, ed evitando i continui attacchi della Furia della Carne, Kratos riuscì ad intrappolare nelle sue catene due delle zampe di Megera; sfruttando poi la forza e il divincolarsi della Furia per liberare una delle Spade del Caos.

Avendo ora i mezzi per difendersi dagli incessanti attacchi di Megera, Kratos cominciò a rispondere all'assalto, fino a quando, grazie ad un poderoso attacco pesante, riuscì a stordire la Furia abbastanza a lungo per permettergli di liberare anche la seconda delle sue armi. Sfruttando lo slancio ottenuto dalla liberazione della seconda Spada, il Fantasma di Sparta sferrò un attacco al ventre di Megera, ferendola gravemente. Indebolita dall'improvviso attacco, la Furia della Carne fu colta alla sprovvista e questo permise allo spartano di afferrarla, e lanciandosi oltre la sua cella, di precipitare assieme verso i piani inferiori della cittadella.

Tra i due scoppiò subito un feroce inseguimento per i corridoi e vicoli della Prigione dei Dannati, durante il quale Megera non si fece scrupoli e inviò orde dei propri parassiti o di satiri demoniaci (sventurati prigionieri tramutati in abomini dagli stessi mostruosi insetti generati dalla Furia) contro il guerriero marchiato, arrivando anche a corrompere alcune delle numerose mani del Centimane pur di riuscire ad eliminare lo spartano. Sfortunatamente per Megera, Kratos si dimostrò ancora tremendamente letale e combattivo (nonostante le settimane passate sotto i colpi di frusta delle sorelle), riuscendo quindi a superare e sconfiggere qualsiasi ostacolo o nemico che la Furia della Carne gli scatenava contro.

Nel tentativo di confondere lo spartano, Tisifone crea l'illusione di un bordello.

Nel tentativo di porre fine allo scontro, evitando che potesse degenerare oltre, Aletto e Tisifone scesero in campo in aiuto della sorella. Le due cercarono di fare leva sul desiderio dello spartano, proiettando l'illusione di bordello popolato da sensuali donne, ma ben presto il Fantasma di Sparta si accorse dell'inganno nel quale era immerso (anche grazie al fatto che Tisifone continuava ad indossare l'anello che in precedenza era appartenuto alla moglie di Kratos, Lysandra) gettandosi furioso sulla Furia. In quel momento, però, Megera entrò nuovamente in azione, scacciando le sorelle e affermando che si sarebbe occupata da sola dello spartano. Decisione che ben presto si rivelò fatale per la Furia della Carne, nonostante la sua decisione di corrompere (attraverso i suoi terribili parassiti) e di scatenare contro Kratos la stessa testa del centimane Briareo.

Nonostante la morte della sorella, Aletto e Tisifone decisero comunque di mantenersi al piano ordito assieme ad Ares e di tentare fino all'ultimo di riuscire a riportare lo spartano sotto il controllo del pazzo Dio della Guerra. Ben presto, però, Il Pugno di Ares si rivelò resistente agli inganni delle due ultime Furie, riuscendo a dissipare un'illusione in cui Tisifone (sotto le sembianze del Re di Sparta) voleva elevare il guerriero marchiato tra i ranghi dei più alti generali nella storia della poleis della Laconia. Infine, le sorelle decisero di ritirarsi all'interno della grande Sala di Aletto e tendere un'ultima, diabolica trappola al Fantasma di Sparta.

Assumendo le sembianze di Lysandra, Aletto tenta un ultimo, crudele inganno per tentare di convincere Kratos a tornare sotto il servizio di Ares.

Raggiunta la sala e varcatene la soglia della sala, una nuova illusione investì Kratos. Questa volta il guerriero si ritrovò all'entrata della propria casa, a Sparta. Incamminandosi all'interno di quella che per molti anni era stata la sua dimora, l'attenzione dello spartano venne catturata dal suo stesso riflesso, su di un grande specchio di bronzo decorato. Con stupore, il guerriero scoprì che la sua pelle era tornata alla normalità, e non più sbiancata dalle ceneri di sua moglie e sua figlia. Le stesse Calliope e Lysandra erano lì con lui, vive e vegete. E mentre il guerriero contemplava la serenità, sul volto addormentato di sua figlia, la moglie Lysandra lo raggiunse e lo invitò a seguirla nella loro camera da letto, per trascorrere la notte assieme.

Ormai scoperta, Aletto dissipa l'illusione che le conferiva le fattezze di Lysandra, mostrando così a Kratos come tutto ciò che lo circonda è solo l'ennesimo inganno delle Furie.

Col tempo dimenticherai.

Tutto ciò che hai perso, sarà di nuovo tuo. Se è questo ciò che vuoi per continuare a servire Ares, allora questo è ciò che avrai.

–Aletto

Ben presto, però, il Fantasma di Sparta si accorse a malincuore che nulla di quello che lo circondava fosse reale, ma bensì l'ennesima, crudele, vivida illusione ordita da Aletto e Tisifone. La stessa Lysandra non era altri che Aletto sotto mentite spoglie. La Furia dell'Anima tentò un'ultima volta a convincere Kratos a tornare a servire il Dio della Guerra; promettendogli in cambio un'eternità immerso in una beata illusione di quella stessa vita che Ares gli aveva portato via.

Il difficile è passato, spartano. Hai portato a termine il sacrificio ultimo.

Se ti offrirai a noi completamente, potrai vivere senza indugio in una beata illusione.

–Aletto

Aletto tenta di convincere un'ultima volta Kratos, nella speranza di ricondurlo al servizio del Dio del Massacro.

Accortasi e furiosa del fatto che lo spartano, però, era tutt'altro che incline all'offrirsi al volere delle Furie e del Dio del Massacro, Aletto decise che ormai l'unica soluzione rimasta per porre fine al problema rappresentato dal Fantasma di Sparta non era altri che eliminare il Fantasma di Sparta stesso.

Allora accetta la morte come realtà!

–Aletto

Aletto tenta di uccidere lo spartano, dopo averlo immobilizzato con il suo inchiostro, ma questi evita il colpo letale utilizzando la Pietra del Giuramento di Orkos.

Dopo aver disperso l'illusione della dimora spartana, rivelando così l'immenso interno della Sala, Aletto attaccò il guerriero imprigionandolo con l'alieno inchiostro, così da immobilizzarlo e poterlo finire colpendolo alla gola. Sfortunatamente per lei, però, il Fantasma di Sparta attivò all'ultimo secondo la Pietra del Giuramento di Orkos, creando così un clone d'ombra che cadde sotto l'attacco della Furia dell'Anima, fungendogli in questo modo da scudo. Utilizzando il momento di disorientamento della Furia, il Fantasma di Sparta si lanciò verso di lei, riuscendo a strappare gli Occhi della Verità che Aletto teneva attaccati alla cinta. Solo dopo essersi ritirata sulla grande piattaforma, al centro della Sala, la Regina delle Furie si accorse che il guerriero le aveva sottratto la potente reliquia.

Hai commesso un grave errore, Spartano.

–Aletto

Kratos usa gli Occhi della Verità per distruggere la gabbia di magico inchiostro evocata da Tisifone, che difendeva lei e sua sorella Aletto.

Quando anche Kratos raggiunse la piattaforma, Tisifone e il suo demone discesero dalle volte superiori della gigantesca sala, in aiuto di Aletto. Quando lo spartano, incurante dei continui insulti e frecciatine di Aletto, si avvicinò troppo alle sorelle, la Furia della Mente evocò una magica barriera d'inchiostro a protezione dal guerriero marchiato. Lo scudo delle sorelle, però, non resse a lungo contro il potere degli Occhi della Verità; la cui distruzione disorientò momentaneamente Tisifone e costringendo le due sorelle ad affrontare il Fantasma di Sparta faccia a faccia.

Osi sfidarmi? Sei solo un mortale.

–Aletto

Aletto inizia a trasformarsi nella forma di un enorme mostro marino, attaccando nel mentre Kratos con i suoi tentacoli.

Ormai decise più che mai a disfarsi dello spartano, le sorelle partirono all'attacco. Aletto, dopo aver lanciato in grido di pura ira, cominciò a trasformarsi e ad assumere le forme del mostruoso leviatano marino (sotto il cui aspetto aveva attaccato Kratos a Delo). Dimenandosi e contorcendosi sul pavimento della piattaforma, la Furia cominciò ben presto a produrre e rilasciare un enorme quantità di inchiostro, che cominciò ben presto a solidificarsi e a prendere le forme di possenti e mostruosi tentacoli. Levandosi in aria, continuando la propria trasformazione e sparendo dentro alla massa d'inchiostro che il suo corpo continuava a produrre, Aletto cominciò ad agitare i propri tentacoli in ampi e devastanti gesti, nel tentativo di colpire per prima il suo avversario. Kratos schivò gli attacchi dati dalle orrende appendici, ma quando il terzo tentacolo fece per colpirlo, lo spartano sfoderò le Spade del Caos e conficcò con forza nelle mostruose carni della Furia; l'attacco però non fermo i movimenti di Aletto e ben presto lo spartano si ritrovò sollevato in aria. Avendo il guerriero alla sua mercé, la Regina delle Furie volò ancora più in alto, tuffandosi poi all'interno di una delle cascate di inchiostro nero che Tisifone aveva cominciato a far colare dalle grandi volte della Sala.

Allterando l'intera Sala di Aletto con i suoi poteri, Tisifone che da corpo ad un enorme vortice in un nero mare tempestoso, mentre Aletto nuota nelle scure acque sotto le sembianze di un terribile leviatano.

Una volta riemerso dal nero e viscido velo di liquido nero, lo spartano si ritrovò in uno spazio la cui realtà era stata piegata e modificata dalle terribili illusioni della Furia della Mente: le grandi volte e colonne della sala erano completamente sparite, sostituite ora con uno sconfinato e oscuro mare in tempesta, al cui centro si apriva un enorme vortice marino. Il cielo era spettrale ed immerso nel crepuscolo, con nubi temporalesche che riversavano fulmini e tornado nella sconfinata massa d'acqua, le cui forti correnti erano navigate da uno piccolo gruppo di triremi spartane. Mentre l'unica traccia rimasta di terra emersa era dato da alcuni sporadici templi e scogli aguzzi che spuntavano tra le rapide correnti di acqua scura.

Aletto scaglia una trireme contro l'imbarcazione sulla quale si trova Kratos.

Ancora attaccato ad Aletto, lo spartano cominciò a scivolare lungo il tentacolo del mostro, controllando la propria discesa tramite una delle sue lame, ancora saldamente piantata nelle carni della Furia. Quando l'enorme appendice si contorse, pronta ad inabissarsi nuovamente, il Fantasma di Sparta si stacco dal tentacolo atterrando su una delle tante navi che solcavano il limitare del gorgo marino. Tisifone ebbe così l'opportunità di inserirsi nello scontro ed ingaggiare direttamente lo spartano, mentre Aletto si ritirava nelle profondità del mare. Lo scontro tra il Pugno di Ares e la Furia dell'Anima fu però breve e, molto presto, Kratos riuscì ad avere la meglio sulla Furia ed a respingerla. Aletto tornò quindi all'attacco, dapprima scaraventando un'altra trireme contro quella su cui si trovava Kratos e poi, una volta che l'enorme proiettile di legno e sartiame mancò il bersaglio, attaccando direttamente.

Aletto strappa la trireme sulla quale si trova Kratos dalle letali correnti, sollevandola in aria.

Afferrando l'imbarcazione con i suoi tremendi tentacoli, Aletto la strappò poi dalle impetuose correnti, sollevandola in aria; attaccando nel contempo lo spartano, attraverso getti d'inchiostro sovrannaturale o con fendenti dati con le altre mostruose appendici. Dopo aver liberato la nave dalla mostruosa presa, il Fantasma di Sparta schivò i vari attacchi del mostro saltando da un tentacolo all'altro, fin quando non riuscì ad impalarne uno, facendolo poi esplodere. Lo sbalzo dell'esplosione scaraventò via il guerriero, facendolo precipitare nelle impetuose correnti di acqua nera.

Aletto tenta di divorare lo spartano, salvo poi venir brutalmente impalata in una tempia dalle Spade del Caos del guerriero.

Una volta in acqua, Aletto attaccò il guerriero con i tentacoli rimanenti. Quando però Kratos riuscì ad evitare entrambi gli affondi, la Furia tentò di sbranare il guerriero usando le sue mostruose fauci. Per sua sfortuna, però, il Fantasma di Sparta riuscì ad evitare nuovamente l'attacco e a conficcare una delle sue lame nella tempia del mostro. Facendo appoggio alla spada conficcata, lo spartano cominciò a pugnalare selvaggiamente la testa della creatura, fino ad aprire un'enorme squarcio nelle carni mostruose.

Aletto, anche se ferita, si prepara ad affrontare Kratos nel centro del tempestoso vortice marino.

In preda al dolore, Aletto si diresse verso il vortice, sbucando nel mezzo dell'enorme gorgo. Qui, il mostro andò a sbattere contro alcune rovine che sbucavano dalle acque nere, e l'urto dello schianto fece balzare via lo spartano, che andò a sbattere e a rotolare su uno dei relitti. Ripresasi dalla ferita subita, ed utilizzando alcuni dei tentacoli per aggrapparsi agli scogli e relitti che facevano capolino dalle correnti del vortice marino, Aletto si issò a livello di Kratos, trasformando il relitto sul quale il guerriero si trovava nella piattaforma sulla quale si sarebbe consumato lo scontro finale tra il Pugno di Ares e le ultime due Furie rimaste.

Respinta ancora una volta Tisifone, Kratos volse la sua attenzione su Aletto che, rimasta stordita dagli attacchi dello spartano, era ora vulnerabile. Dopo aver attaccato nuovamente ed ampliato lo squarcio sulla testa della Furia, Kratos scattò verso la creatura. Questa tentò di colpirlo con i suoi tentacoli, ma lo spartano invece ne usò uno come punto di slancio per e saltare in direzione del volto mostruoso di Aletto. In procinto di atterrare, Kratos alzò entrambe le Spade del Caos e le affondò violentemente nell'occhio giallastro del mostro. Urlando dal dolore, Aletto fece balzare in aria il Fantasma di Sparta, che atterrò sul vicino relitto di una trireme greca. Con ancora le Spade conficcate nell'orbita di Aletto, lo spartano puntò i piedi contro il bordo della nave e con un enorme sforzo riuscì a tirare l'orrenda creatura contro il relitto. Così facendo, il rostro della trireme finì per conficcarsi nella guancia sinistra del leviatano.

Dopo essere stata ferita e bloccata dal rostro della trireme, Aletto cerca di attaccare Kratos con i suoi tentacoli, venendo però fermata dalla magia dell'Amuleto di Uroboro

In preda ad un dolore sempre più crescente, la Furia tentò nuovamente di colpire lo Spartano con i suoi tentacoli, ma il guerriero riuscì a bloccare le orrende appendici grazie all'ausilio dell'Amuleto di Uroboro. Lanciatosi poi verso il mostro, con l'obiettivo di finirlo, Kratos venne però intercettato a mezz'aria dal Demone di Tisifone che lo portò in alto, verso la Furia della Mente. Respinto l'attacco grazie agli Occhi della Verità, lo spartano cadde verso Aletto, ed una volta atterrato sul capo del mostro marino, il Fantasma di Sparta impalò nuovamente la testa del mostro segnando così la fine dello scontro.

Kratos impala nuovamente Aletto nella tempia sinistra, mentre il mostro è ancora ferito ad arpionato; segnando così la sconfitta della Regina delle Furie

Sei la vergogna di Sparta! Spergiuro!

–Aletto

Sconfitta Aletto precipitò, riassumendo la sua vera forma. Nel tentativo di salvare la sorella dalla furia dello Spartano, Tisifone attaccò nuovamente il guerriero marchiato con il suo Demone; ma con l'ausilio degli Occhi della Verità Kratos riuscì a fermare l'assalto e a distruggere la creatura alata una volta per tutte. Entrambe sconfitte ed inermi, le illusioni delle sorelle si dissiparono e la Sala di Aletto riassunse il suo aspetto originario. Ormai sconfitta e allo stremo delle forze, Aletto dovette assistere inerme mentre il guerriero marchiato percuoteva ed infine spezzava la vita della sorella Tisifone (dopo che questa tentò più volte di mettere in atto un ultimo e disperato trucco mentale, nel futile tentativo di spezzare lo spirito del Pugno di Ares).

Lo spartano conficca entrambe le Spade del Caos nel petto di Aletto, ferendola mortalmente.

Credi che la verità sia la soluzione, ma ti porterà soltanto dolore!

–Aletto

Rimasta sola, la Furia dell'Anima intimò nuovamente al guerriero di non ricercare la verità, dato che essa sarebbe stata la sua rovina. A tali parole, lo Spartano rispose sfoderando le Spade del Caos e affondandole con forza nel petto di Aletto, facendo sgorgare fiotti di sangue ed inchiostro dalla ferita appena aperta. Agonizzante e trattenendo grida di dolore, Aletto raccolse tutte le forze che le rimanevano e rivelò a Kratos che la sua morte non l'avrebbe salvato dalla pazzia; ma con un ultimo sforzo, il guerriero marchiato estrasse le lame, dilaniando ancor di più il corpo della Regina delle Furie, segnandone così la morte.

La morte di Aletto, Furia dell'Anima e Regina delle Furie.

La mia morte non ti libererà da questa follia!

–Le ultime parole di Aletto.

Con la morte delle tre sorelle, un'onda di nero inchiostro si levò dal cadavere di Aletto, riempendo il centro della piattaforma, salvo poi esplodere ed investire le numerose pietre del giuramento presenti all'interno della Sala. Ormai prive di scopo e delle entità che le avevano create, i costrutti ambrati cominciarono ad esplodere, portando alla distruzione dell'enorme stanza (e probabilmente della stessa Prigione dei Dannati).

A malincuore, Orkos rivela allo spartano di essere di nuovo il guardiano del suo ingiusto patto.

Post-mortem[modifica | modifica sorgente]

Prima che le uccidessi, le mie madri mi hanno fatto di nuovo guardiano del tuo patto. Per essere libero, devi uccidermi con le tue mani.

–Orkos

Dopo essere stato pugnalato al petto da Kratos, Orkos esala il suo ultimo respiro, finalmente libero dal fardello di Custode dei Patti.

Ma persino nella morte le Furie riuscirono ad avere la loro rivincita nei confronti di Kratos. Difatti, poco prima della caduta di Megera, le tre sorelle avevano di nuovo reso Orkos il guardiano del vincolo che univa lo Spartano con il Dio del Massacro. Con il patto legato alla vita del figlio di Aletto e Ares, l'unica possibilità per il Fantasma di Sparta di liberarsi dal gioco del Dio della Guerra era quello di uccidere Orkos con le sue stesse mani. E fu così che a malincuore e dietro richiesta dello stesso Orkos, Kratos pose fine alla vita dell'ex-guardiano dei patti.

Kratos posiziona il cadavere di Orkos all'interno della propria abitazione, per poi dar fuoco all'intero edificio. Creando così una sorta di pira funebre per l'unica persona che forse poteva considerare un amico.

Calata la notte su Sparta, lo spartano posizionò il corpo di Orkos all'interno della propria abitazione, per poi dare alle fiamme quella che era stata per molto tempo la sua casa; trasformandola così in una sorta di pira funebre per l'unica persona che Kratos poteva davvero considerare un amico.

Poteri e Abilità  [modifica | modifica sorgente]

Pur non appartenendo alla razza degli Dei dell'Olimpo, Aletto possedeva pericolosi e peculiari poteri, oltre all'immortalità e ad una forza fisica sovraumana. Tali abilità erano:

  • Resistenza sovraumana.
  • Agilità sovraumana.
  • Capacità di volare.
  • Capacità di percepire lo spergiuro e la rottura di un patto di sangue tra due individui.
  • Capacità di poter creare le pietre del giuramento, manifestazione concreta dei vari patti di sangue stretti e testimoniati da Aletto e dalle sue sorelle.
  • Esperta nell'uso della Magia Nera.
  • Creazione di illusioni estremamente reali, con conseguente manipolazione dello spazio e della realtà circostante.
  • Una barriera generata dalle Furie grazie al loro magico e sovrannaturale inchiostro. Uno degli usi più versatili e basilari di questa loro abilità.

    Capacità di mutare il proprio aspetto, tramite l'uso di illusioni oppure attraverso l'uso del suo sovrannaturale inchiostro, creando intorno a se la forma di un mostruoso leviatano marino.
  • Capacità di creare e controllare il loro innaturale inchiostro nero, versatile nella creazione di barriere o per immobilizzare i nemici, la cui distruzione, però, è possibile solo attraverso l'uso degli Occhi della Verità.

Galleria [modifica | modifica sorgente]


Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nella mitologia classica greca, la genesi di Aletto e delle sue sorelle è assai diversa da quella mostrata in "God of War: Ascension". Le tre Furie infatti nacquero a seguito della castrazione di Urano da parte di suo figlio, Crono, quando alcuni fiotti di sangue del Titano dei Cieli toccarono la Terra, rendendole di fatto le figlie di Urano e Gaia, quindi sorelle dei Titani, dei Ciclopi e degli Ecatonchiri. In "Ascension", invece, le Furie vedono la luce quando il sangue e le carni di Nemesi finiscono nelle acque dell'oceano, formatosi dopo la morte di Talassa per mano di Urano.
  • Sempre nella mitologia classica, Aletto (il cui nome significa "l'implacabile") era la Furia che puniva i mortali quando questi erano colpevoli di crimini morali, dettati da sentimenti quali rabbia, lussuria o accidia. Il suo strumento di tortura prediletto era indurre alla follia i colpevoli di tali reati.
  • Di tutte le Furie, solo Aletto indossa vesti nere, uno dei tratti distintivi delle Furie della mitologia classica greca.
  • Megera definisce Aletto con la frase "non ha mai appreso le buone maniere", riferimento al fatto che fu proprio la Furia dell'Anima ad impedire alla sorella di svuotare la propria collera sullo spartano, con punizioni corporali, un metodo del tutto controproducente secondo la sua opinione.
  • Sempre secondo la Furia della Carne, le sue sorelle erano "troppo buone" nei confronti del guerriero marchiato, preferendo un approccio più subdolo e mentale, volto a piegarne la mente e lo spirito; piuttosto che un metodo di tortura devoto solo a spezzarne il corpo, metodo che invece Megera privilegia sopra ogni altra cosa.
  • Sin dal gameplay dell'E3 del 2012, e nelle prime fasi di sviluppo del gioco, il mostro marino che perseguita Kratos era stato ideato dagli sviluppatori e dai concept artists come Cariddi, e non come una trasformazione di Aletto. Con il progredire dello sviluppo e della produzione del gioco, però, il leviatano marino si allontanò sempre più dalla figura della creatura mitologica e venne trasformato in una forma alternativa della Furia dell'Anima. La dicitura "Cariddi" però rimase fino alla pubblicazione del gioco; forse un modo per sviare i videogiocatori ed evitare che possibili leaks rivelassero che in realtà si trattava della forma marina assunta da Aletto, grazie ai suoi poteri.
  • Ironicamente, il colpo finale inflitto ad Aletto (nella sua forma marina) è molto simile al modo con il quale Kratos riesce ad uccidere Scilla, il mostro marino posto da Poseidone come guardiano della città di Atlantide.
  • In maniera molto simile a Persefone, anche Aletto, in punto di morte, afferma che la propria morte non sarà di alcun sollievo alla sofferenza e follia che perseguitano il Fantasma di Sparta.
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